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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Laino &amp; Broken Seeds &#8211; The Dust I Own</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Apr 2017 09:26:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Esordio a lunga durata con un blues delle radici contaminato ed efficace]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/04/laino.jpg"><img class="alignnone  wp-image-11365" title="laino" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/04/laino.jpg" alt="" width="507" height="507" /></a></p>
<pre>(Off Label Records)</pre>
<pre>www.andrealaino.com</pre>
<pre>www.offlabelrecords.de</pre>
<p>Una ventina di secondi della opener “Bo Weavil”, ed è subito chiaro il terreno di caccia su cui “The Dust I Own” giocherà la sua partita: un ipnotico riff di slide guitar viene progressivamente insidiato da echi elettroacustici per i quali est ed ovest, nord e sud smettono di contare. E&#8217; proprio nel lato più sciamanico ed arcaico della musica blues, nelle sue reminiscenze africane, che prende forma la poetica di Andrea Laino &#8211; qui alle prese con il suo primo vero album (se non contiamo un EP del 2014). C’è anche altro, oltre ad un definito intento sonoro: una vena compositiva che sposta felicemente la rotta verso sponde paludose in cui Tony Joe White o Chuck E. Weiss sarebbero perfettamente a loro agio. I Broken Seeds &#8211; fondamentalmente lo stesso Laino e Gaetano Alfonsi alle percussioni ed effetti vari &#8211; si avventurano in un viaggio crepuscolare, a tratti onirico, in cui la tradizione viene riletta (si ascolti l’ottima versione di &#8220;Pay Day&#8221; &#8211; uno dei pezzi meno conosciuti di Mississippi John Hurt, che negli ultimi tempi fa curiosamente capolino nel repertorio di diversi artisti italiani) e nuove mappe vengono tracciate (“Fate Of A Gambler”, quasi un ponte verso la trance music; la title track stessa, che sembra provenire da un giovane Tom Waits perso nel deserto). Si associano via via altri compagni di viaggio: la voce di Eloisa Atti nella sbilenca &#8220;On The Wood&#8221;, le chitarre elettriche di Alessio Maglioccheti Lombi &#8211; aka Poor Bob dei Dead Shrimp, altro &#8220;mad professor&#8221; della slide area &#8211; in &#8220;Old Tape Of Memories&#8221; e nella succitata “Bo Weavil”. Molto particolare il contributo del sousafono di Mauro Ottolini, che dona un carattere particolare in diversi dei 9 pezzi del disco. “The Dust I Own” è esordio solo dal punto di vista formale, vista la qualità ed intensità del materiale presentato: il viaggio che Andrea Laino compì nel 2013 a New York in cerca di ispirazione ha dato i suoi (strani) frutti.</p>
<p>Pietro Rubino</p>
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