Moulin Blues Ospel 2025 – 24 anni dopo: un ritorno indimenticabile.
Una sera di qualche mese fa, parlando come sempre di musica davanti ad una birra, io e i cari amici di mille battaglie (musicali, solo musicali…) Fabrizio Berti e Alessandro Nerozzi ricordavamo con un pizzico di nostalgia l’avventura del viaggio del 2001 a Ospel, nei dintorni di Eindhoven, Paesi Bassi per assistere al Moulin Blues Ospel, uno dei festival Blues più conosciuti e di qualità in Europa.
Ci siamo detti: “Vediamo chi c’è quest’anno…” Aperto il website del festival, snocciolando i nomi presenti, ci siamo detti: “Andiamo!”
E così siamo partiti! L’entusiasmo era alle stelle ed ha contagiato anche gli amici di vecchia data Lorenzo Melani e Marco Pierozzi, anch’essi non più in tenera età (sorry guys…) ma carichi a mille, che si sono uniti alla spedizione. Altri amici sono arrivati dall’Italia per godersi il festival, rendendo la spedizione italiana numerosa (e rumorosa…).
Le primavere accumulate nel corso degli anni si sono, ahinoi, fatte sentire, ma in compenso abbiamo guadagnato in esperienza e questa volta, per esempio, sapevamo che per noleggiare un’auto avremmo avuto bisogno di una carta di credito, evitando così la pletora di treni e autobus del 2001.
Il Moulin Blues Ospel è stata un’esperienza davvero unica. Abbiamo rivissuto le sensazioni di 24 anni fa in un ambiente amichevole e totalmente dedicato alla musica. La sensazione di essere parte di qualcosa di speciale, dove il Blues suona in ogni angolo, è impagabile.
Dal punto di vista musicale, l’esperienza è stata fantastica. 2 e 3 Maggio 2025, una due giorni di full-immersion di Blues, dalla mattina a notte inoltrata. Tutto organizzato alla grande: accoglienza, sito, ristorazione, merchandising, tutto perfetto. Per non parlare poi della gestione dei palchi: cambi palco veloci, suoni bilanciati e di qualità. Un grande palco dove si esibivano le band più note ed un palco più piccolo dove si esibivano altre band, magari meno conosciute ma non certo di livello inferiore, anzi.
Per quanto riguarda il livello musicale, poco da dire: eccezionale.
Band locali di qualità strepitosa come i Leif de Leeuw Band (chiudete gli occhi e vi sembrerà di essere davanti agli Allmann Brothers, con uno dei migliori chitarristi sentiti negli ultimi anni), band conosciute agli appassionati ma forse meno al grande pubblico come i Trickbag (diventati da subito i miei preferiti) e poi lui: Walter Trout.
Avevo avuto l’occasione di vederlo dal vivo anni fa al Knucklehead’s Saloon di Kansas City MO – USA (locale stupendo), quando ormai pensavo che non ce l’avrebbe fatta a superare il grave problema di salute che lo affliggeva. Invece in un sabato sera primaverile nel Midwest eccolo lì, sul palco con la sua Stratocaster e la sua band a riffeggiare come un forsennato, forse un po’ deperito (era credo uno dei primi live dopo l’operazione di trapianto al fegato) ma dal punto di vista musicale tonico come non mai.
Quella performance è una delle cose che non dimenticherò mai. Walter era un uomo che aveva vissuto un’esperienza che ti cambia la vita, ma sul palco non c’era nessun segno di debolezza. La sua energia musicale era enorme, come sempre. Ogni nota della sua chitarra sembrava una dichiarazione di vita, di forza e di resilienza. Quella sera, capivo più che mai cosa significasse per lui suonare, e cosa significasse per noi stare lì a guardarlo: non era solo un concerto, era una vera e propria celebrazione della vita, della musica, e del superare le difficoltà. Sin dalle prime note di Green Onions, pezzo con il quale iniziò il set, ricordo distintamente di essermi sentito privilegiato di aver avuto l’opportunità di assistere a questo ritorno alla musica ed alla vita.
Tornando al festival di quest’anno, tutto è stato come un viaggio nel tempo. Mentre ci godevamo il concerto di Trout al Moulin Blues Ospel, mi è venuto in mente che, ventiquattro anni fa, eravamo gli stessi ragazzi, ma con sogni diversi. La passione per il Blues e per la musica però non è cambiata, e nemmeno la nostra voglia di viverlo come ai vecchi tempi.
E, credetemi, Walter ci ha dato un’altra lezione di vita: ogni volta che partiva con un pezzo con la sua chitarra c’era qualcosa di magico nell’aria. Il pubblico, tutti noi, sembravamo uniti in un’unica anima. E non è una cosa che capita tutti i giorni. Il fatto poi di aver vissuto tutto questo insieme agli amici di sempre ha fatto sì che l’esperienza fosse ancora più speciale.
Quindi, se mi chiedete quale sia stata una delle esperienze più belle degli ultimi anni, senza dubbio vi dico il Moulin Blues Ospel 2025, con la ciliegina sulla torta del set di Walter Trout nel finale della seconda e conclusiva serata. È stato il nostro ritorno, il nostro omaggio a un festival che ci ha visto crescere e che ci ha fatto vivere alcuni dei momenti più emozionanti delle nostre vite. E se vi capita, non perdetevelo. C’è qualcosa di incredibile in quei momenti condivisi con gli amici, nel caldo del Blues che ci avvolge e in quelle risate che ci fanno sentire sempre giovani, nonostante il tempo che passa, dandoci sempre di più la voglia di ascoltare e di suonare buona musica.
Daniele Capecchi