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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Kenny Wayne Shepherd: &#8220;Ritmo e melodia, ecco la mia ricetta&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 10:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Kenny Wayne Shepherd]]></category>
		<category><![CDATA[rock blues]]></category>
		<category><![CDATA[The Rides]]></category>

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		<description><![CDATA[Il chitarrista torna in Italia sulla scia del nuovo album The Traveller]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/06/Kenny-Wayne-Shepherd-2.2019-credit_Mark-Seliger2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-16184" title="kenny-wayne-shepherd-2-2019-credit_mark-seliger" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/06/Kenny-Wayne-Shepherd-2.2019-credit_Mark-Seliger2-768x1024.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></p>
<pre>www.kennywayneshepherd.net</pre>
<p><strong><em>Foto (c) Mark Seliger</em></strong></p>
<p>Due anni fa arrivò in Italia e il<a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/2017/07/kenny-wayneshepherd-vado-oltre-il-blues/"> nostro Stefano Tognoni ne approfittò per fargli un&#8217;intervista</a> legata non solo alla sua presenza, ma anche alla sua storia musicale e al suo stile chitarristico. Kenny Wayne Shepherd, fresco di nuovo album The Traveller (Provogue Mascot Label Group con distribuzione Edel), sarà al Chiari Blues Festival il 7 luglio prossimo. un disco di matrice più rock senza dimenticare riferimenti fondamentali nella cultura di quella che normalmente viene chiamata ‘Americana’, in questo caso con due rifacimenti sperimentati dal vivo, omaggio a Joe Walsh (Turn To Stone) e ai Buffalo Springfield (Mr Soul).</p>
<p><strong>Ascoltando The Traveller abbiamo notato una forte attitudine rock blues rispetto a sonorità più roots. Quale è stato il suo modo di lavorare pensando a questo album?</strong></p>
<p>Di solito scrivo nei momenti di stacco tra un concerto e l&#8217;altro e sinceramente non programmo secondo un&#8217;intenzione specifica legata a un suono. Mi metto a scrivere e vedo cosa succede. In questo caso è venuto fuori il rock blues come stile più adatto alle nuove canzoni.</p>
<p><strong>Al tempo stesso il disco contiene due ballate come Tailwind, più acustica, e Take It On Home. La melodia è importante per lei così come il ritmo e l&#8217;energia?</strong></p>
<p>Assolutamente e questo vale per ogni brano. D&#8217;altra parte il mio scopo è quello di pensare alla voce e l&#8217;ispirazione melodica è  importante per fare una buona canzone.</p>
<p><strong>Come ha scelto i musicisti per The Traveller? Saranno gli stessi sul palco?</strong></p>
<p>Sì, è la stessa formazione dei miei ultimi album. Noah Hunt alla voce, Chris Layton alla batteria e Joe Krown alle tastiere. Musicisti che conosco bene e che mi conoscono.</p>
<p><strong>Cosa mi può dire del progetto The Rides con Stephen Stills e Barry Goldberg, sta arrivando qualcosa di nuovo?</strong></p>
<p>Abbiamo scritto alcune canzoni nuove e insieme a Stills pensavamo di registrare e fare uscire un album entro l&#8217;anno,</p>
<p><strong>Lei suonerà in Italia dopo due anni, cosa apprezza del pubblico di casa nostra?</strong></p>
<p>Ovviamente avete il miglior cibo del mondo e per quanto riguarda la musica siete molto attenti all&#8217;ascolto e grandi appassionati.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/0XVGeAuIsjw" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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		<title>Kenny Wayne Shepherd, Bloom In Blues Live Carroponte, Sesto San Giovanni (Mi), 23 luglio 2017</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 07:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tognoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[carroponte]]></category>
		<category><![CDATA[Kenny Wayne Shepherd]]></category>

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		<description><![CDATA[La data italiana del chitarrista e della sua band di lusso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/004-Kenny-Wayne-Shepherd-Band-1bis.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-12042" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/004-Kenny-Wayne-Shepherd-Band-1bis-300x288.jpg" alt="" width="300" height="288" /></a></p>
<pre>www.kennywayneshepherd.net</pre>
<p><em>Foto di Marcello Matranga</em></p>
<p>Anche quest’anno, al Carroponte si è svolta la periodica edizione di “Bloom in Blues”. Non è mancata un’iniziale sorpresa. Il preannunciato “opening act”, Laurence Jones, non era presente, ed è stato rimpiazzato dalla Cava Blues Band, per l’occasione in veste di duo acustico (voci e chitarre), protagonisti di un’onesta e gradevole esibizione, alternando classici del country/blues e brani originali. Una manciata di minuti prima delle ventidue, ha fatto il suo ingresso l’headliner della serata, Kenny Wayne Shepherd, accompagnato dalla sua band. Kenny Wayne Shepherd, nei primi anni ’90, è stato un “ragazzo prodigio” in ambito rock/blues. La sua produzione discografica, sempre positiva, ha raggiunto ottimi picchi qualitativi nell’ultima decade, complice un ritorno a sonorità più genuine e a collaborazioni di prestigio.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/003-Kenny-Wayne-Shepherd-Band-1bis.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-12043" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/003-Kenny-Wayne-Shepherd-Band-1bis-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il suo recentissimo Lay It On Down, è uscito ufficialmente sul mercato italiano soli due giorni prima del concerto al Carroponte e Kenny Wayne ne ha proposte cinque tracce (Hard Lesson Learned, Baby Got Gone, Down For Love, Diamonds &amp; Gold e Nothing but the night), numero perfetto per farne comprendere le caratteristiche senza penalizzare altri celebri brani della sua discografia. Rock, rock/blues, blues, ballate con in primo piano anche la chitarra acustica di Noah Hunt, sono stati gli ingredienti principali della serata. Un applauso particolare lo hanno meritato anche Deja Voodoo e Blue On Black, tratte di primi due album di Kenny Wayne. Non sono mancate delle cover. Talk To Me baby di Elmor James, un medley, con dedica speciale a B.B. King, incentrato su Woke up this morning e la finale Voodoo Child di Jimi Hendrix, in versione dilatata ed entusiasmante.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/006-Kenny-Wayne-Shepherd-Noah-Hunt-Chris-Layton-1bis1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-12045" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/006-Kenny-Wayne-Shepherd-Noah-Hunt-Chris-Layton-1bis1-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Tutti gli elementi del gruppo collaborano da molto tempo, su cd e dal vivo, con Kenny Wayne e ciò contribuisce a creare un amalgama e un feeling particolare e proprio la band, o meglio, il supergruppo, merita un discorso a parte. Noah Hunt, originario dell’Ohio, vocalist e seconda chitarra in parecchi brani, è un cantante carismatico, dalla voce versatile, potente e al contempo calda, ed è con Kenny Wayne ormai dal 1997. Riley Osbourne (hammond e piano), da New Orleans, ha collaborato con artisti come B.B. King, Sue Foley, Calvin Russell, Willie Nelson, Doyle Bramhall, Robert Earl Keen e moltissimi altri. Ma è la sezione ritmica a rappresentare un vero pezzo di storia della musica. Il bassista Kevin McCormick, di Los Angeles, ha suonato, tra gli altri, con Jackson Browne, David Crosby, Nils Lofgren, John Mayall, Robben Ford, Keb&#8217; Mo&#8217;, David Lindley e Melissa Etheridge. Il batterista poi, il mitico Chris Layton, da Austin, ha uno sterminato curriculum che non serve citare, dopo aver detto che è stato il batterista dei Double Trouble di Stevie Ray Vaughan.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/002-Kenny-Wayne-Shepherd-1bis.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-12046" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/002-Kenny-Wayne-Shepherd-1bis-248x300.jpg" alt="" width="248" height="300" /></a></p>
<p>Kenny Wayne Shepherd, fedele utilizzatore delle sue Fender Stratocaster Signature, e di amplificatori Fender (due ’65 Twins ed un ’59 Bassman reissues), sul palco si è confermato un chitarrista sanguigno, trascinante, che ha carpito i segreti dei grandi del rock/blues riuscendo però a spaziare tra vari stili, dimostrando versatilità, tecnica e “anima”. Ottimo autore, è discreto anche come cantante e in un paio di brani si è cimentato come voce solista, ma, coerentemente e con ragione, preferisce lasciare l’incombenza della voce principale ad un cantante “vero” e obiettivamente più dotato, come il bravo Noah. Ottimo concerto davvero, e una serata che tutti i presenti ricorderanno con piacere e soddisfazione.</p>
<p>Stefano Tognoni</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Kenny Wayne Shepherd: &#8220;Vado oltre il blues&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jul 2017 14:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tognoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Kenny Wayne Shepherd]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista al musicista americano in arrivo in Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/KWS-2017-3-Kristin-Forbes.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-12013" title="kws-2017-3-kristin-forbes" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/07/KWS-2017-3-Kristin-Forbes-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<pre>www.kennywayneshepherd.net</pre>
<p><em>Kenny Wayne Shepherd torna in Italia con la sua band domenica 23 luglio al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) nell’ambito di Bloom in Blues. Lo abbiamo intervistato prima di questa data (foto Kristin Forbes)</em></p>
<p><strong>Non abbiamo ancora avuto la possibilità di ascoltare il tuo nuovo album, prossimo all’uscita, Lay It On Down. Conferma il tuo ritorno al blues, o hai voluto sperimentare anche ulteriori sonorità ? Dove è stato registrato ? Hanno partecipato anche degli ospiti celebri, come in altri tuoi cd?</strong></p>
<p>&#8220;A differenza del precedente, la mia intenzione era di essere più rock e contemporaneo. Ci sono dei momenti molto energici ed altri più morbidi, l’idea era quella di spingere oltre il classico blues sound. Qualcosa di ben più fresco, che non suonasse come quello che ti aspetti, mai standard per dirla in una parola. Mi piace troppo il risultato&#8221;.</p>
<p><strong>Fai parte di una generazione di chitarristi rock/blues molto numerosa e qualitativamente elevata, oltre a te possiamo citare Joe Bonamassa, Jonny Lang, John Mayer, Eric Gales e il compianto Sean Costello, solo per citare i più noti. Questa feconda nidiata, credi sia casuale, o ci sono delle cause che hanno portato alla vostra uscita più o meno contemporanea?</strong></p>
<p>&#8220;Mi collego al mio discorso di prima…andare oltre quello che consideri blues è proprio quello che han fatto i nomi dei grandi chitarristi che hai menzionato. Tutti siamo partiti dalla stessa base, poi ognuno ha inserito elementi rock, soul o persino pop che poi hanno attratto l’interesse di un pubblico più vasto. Sono tutti arrivati sulla scena con differente successo se vuoi, parlando ad un pubblico diverso e non scontato. C’è un nuovo interesse verso il genere e sembrano passati gli anni bui della scorsa decade, il problema rimane un cambio di passo dei media ai quali rimane la responsabilità diretta o meno di passare musica di qualità senza appiattirsi su formati oramai divenuti uno standard che sforna cloni senza anima e senza una vera base&#8221;.</p>
<p><strong> Quanto è pesato nelle tue scelte musicali essere considerato una sorta di ragazzo prodigio ?</strong></p>
<p>&#8220;Beh se ci pensi vale anche per Joe Bonamassa, Jonny Lang ed altri ora vedi Quinn Sullivan…senza cadere nella retorica del caso, le ore passate sullo strumento e a migliorarmi mi hanno insegnato a non giacere sugli allori. Il successo quasi immediato era anche supportato da un mercato discografico che oramai sembra quasi del tutto scomparso&#8221;.</p>
<p><strong>Quanto è stato importante poter frequentare fin da giovanissimo, grazie all’attività di tuo padre, grandi nomi del blues e del rock ?</strong></p>
<p>&#8220;Una vera fortuna essere cresciuto in un mondo di suoni e di colori come pochi altri. L’impatto visivo e sonoro di artisti come James Brown, ZZ Top o, in linea di tempo, uno come Eddie Van Halen e poi Steve Vai proiettavano sullo spettatore una sorta di sogno divenuto realtà, volevi essere come loro.  Ho cercato solo di carpire il loro segreto, il dettaglio che li rendeva autentiche leggende&#8221;.</p>
<p><strong>Nel corso della tua carriera hai suonato su cd o dal vivo con decine di artisti considerati dei veri miti della musica. Con quale di questi hai provato maggior emozione? Hai un episodio particolare legato ad uno di loro?</strong></p>
<p>&#8220;Suonare con gli artisti che hanno accompagnato musicalmente la mia infanzia rimane tutt’ora la realizzazione di un sogno ad occhi aperti. Ricordo come un figura paterna BB King, avrei degli episodi legati alla sua presenza, ma volendo menzionare un’altra leggenda, un momento bellissimo riguarda Buddy Guy: come spesso accade in vari concerti, mi trovavo al lato del palco a guardare lo show. Ad un certo punto, senza che me lo aspettassi, mi ha chiamato fuori per suonare con lui e non avevo una chitarra e lui mi mette in mano una delle sue: sono uscito sul palco e vai di jam…stavo volando sulle nuvole. È stato indimenticabile. Incontrare Steve Ray Vaughan, altro momento memorabile, ma non saprei distinguere in termini di importanza a dire il vero. Dove mettiamo The Rolling Stones o Bob Dylan o Van Halen? Ho suonato con tutti i miei eroi… Eric Clapton!&#8221;</p>
<p><strong>L’approccio del pubblico europeo, durante i live, è differente o uguale a quello statunitense ?</strong></p>
<p>&#8220;Quello che è successo nei tempi più recenti con il pubblico europeo forse viene da lontano, dal fatto che una volta forse ci si concentrava solamente sul mercato americano, e mentre al di là dell’oceano crescevano i fans, nessun promoter ti portava a coltivare quel mercato se non in occasioni di festivals o poco altro. L’affetto e la passione che si vede dalle tue parti e` veramente unica…e ti viene da chiederti come mai non te ne sei accorto prima…i tempi cambiano e finalmente si riesce a coprire un territorio più vasto&#8221;.</p>
<p><strong>Che strumentazione usi abitualmente dal vivo?</strong></p>
<p>&#8220;KWS Fender Signature Series guitars, ovviamente con orgoglio, e come amplificazione abbiamo due &#8217;65 Twins ed un &#8217;59 Bassman (reissues)&#8221;.</p>
<p><strong>Insieme a Stephen Stills e Barry Goldberg hai formato i Rides e prodotto due ottimi cd. E’ un progetto che avete intenzione di proseguire?</strong></p>
<p>E&#8217; un vero onore poter suonare con la storia della musica Americana su due gambe. Il progetto rimane una delle mie priorità artistiche e abbiamo in lavorazione un terzo album e possibilmente un tour, se i tempi e tutto il resto lo permetteranno. The Rides ha una sua anima e merita una sua longevità&#8221;.</p>
<p>Stefano Tognoni</p>
<p>&nbsp;</p>
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