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Recensioni

Undressed, Londra, Victoria & Albert Museum

17 maggio 2016 by pdb in Film, Mostre, Recensioni

www.vacm.co.uk

Foto (c) ufficio stampa Victoria & Albert Museum

Fino al 17 marzo 2017

Durante la Seconda Guerra Mondiale le donne inglesi protestarono contro il governo del loro Paese. Pur nel proverbiale patriottismo e nonostante la situazione difficile, fecero sentire la loro voce perché acciaio e gomma furono interamente destinati all’industria bellica. Comprensibile oggi, ma non allora, dato che quei materiali erano destinati ai corsetti, ritenuti una necessità. Il nylon invece segnò una vera e propria rivoluzione non solo per rendere accessibile a tutte le donne le calze, che prima di allora erano di cotone, ma anche nella trasformazione dell’intimo in un capo di abbigliamento nel segno della praticità oltre che della moda. Due esempi di come la mostra Undressed, A Brief Story of Underwear,  al Victoria and Albert Museum, racconti la lingerie in tutti i suoi aspetti storici legati al tempo stesso alla moda e alla praticità. Ogni capo dunque racconta una storia che fa parte dell’evoluzione del costume a partire da camicia, mutandoni e calze ricamate di seta appartenute a un gentiluomo del XVIII secolo ai completi mozzafiato delle grandi firme odierne. Proprio il passato racconta tante curiosità, come le mutande di cotone indossate dalla madre della regina Victoria, le calze imbottite della regina Alexandra, moglie di re Edoardo VII, e un pesante sottogonna di piumino destinato a essere indossato sotto i vestiti lunghi nelle giornate più fredde. Il capo la cui presenza è più costante durante gli anni è il corsetto: in alcuni casi molto stretto specialmente in quelli ottocenteschi, poi meno impegnativo anche dal punto di vista estetico e funzionale dato che vengono aggiunte le giarrettiere, fino a quello del XXI secolo, che la moda impone sensuale e creativo.

 

 

Una prassi che inizia a farsi strada nel secondo Novecento quando gli stessi corsetti, i bodies, i reggiseni e le mutande furono disegnati per alzare, separare e esagerare le forme, e non solo quelle delle donne. Ne è un esempio la presenza del calciatore David Beckham come testimonial di una marca di slip. Così come il nome di una modella come Twiggy viene stampato su una confezione di collant. Tra disegni basic destinati alla vita di tutti i giorni e la voglia di stupire (i leggings disegnati da Vivienne Westwood, un vestito aderente di Jean Paul Gaultier, body in latex o dorati che coprono anche parte della testa), c’è anche la via di mezzo di una moda destinata a un pubblico vasto mantenendo un gusto artigianale nella creazione. Basti ascoltare le parole di Fifi Chachnil, intervistata in un filmato trasmesso all’interno della mostra: «E’ vero che tutte le donne non sono nate meravigliose, ma possono provare a esserlo. Io mi rivolgo a loro». Come alle donne inglesi che durante la guerra non volevano rinunciare alla femminilità.

Giulia Nuti & Michele Manzotti

 

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