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Recensioni

King Crimson, Auditorium Conciliazione, Roma, 11 e 12 novembre 2016

30 novembre 2016 by pdb in Concerti, Recensioni

www.dgmlive.com

La tournée dei King Crimson è sbarcata in Italia con un aspettiva sicuramente al di fuori delle precedenti. Vuoi perché al di fuori dei festival estivi , sempre estremamente densi, vuoi perché il tam-tam dei socials è stato accurato e battente nei tempi giusti l’incarnazione numero VIII (ma si può cambiare il numero come si vuole, tante sono le combinazioni dei K.C. nel tempo che si possono scomporre o frazionare a seconda dei gusti o delle interpretazioni…) ha saputo dare soddisfazione alle numerose legioni di sostenitori di Fripp & company. I due concerti romani sono stati l’esemplificazione chiara di come un gruppo negli anni è riuscito a metabolizzare gli attacchi del tempo e reinventare il proprio repertorio continuamente: con Fripp unico membro fisso e catalizzatore la band esprime il meglio delle quasi cinque decadi nelle quali è vissuta. Ancora numeri: 7 musicisti sul palco, rappresentanti di ciascuna delle incarnazioni della band, hanno spiegato l’arazzo di compositi colori che costituisce il repertorio dei Crimson (bisticcio cromatico giustificato… ), tralasciando pochissimo, pescando soprattutto nel repertorio dei Settanta (ancora il 7 , come i dischi in studio registrati in quella decade) e integrando perfettamente i pochi brani testimoni delle decadi successive. Elements, Elementi il titolo del tour che potrebbe essere anche il titolo di un volume di Scienza e Tecnica o di Geometria, con Fripp nel ruolo del professore un po’ pedante come autore. Ma a parte la propria ieraticità sulla quale il soggetto si diverte a giocare, il concerto lungo tre ore ( intervallo incluso ) è di assoluta qualità , abbracciando tutta la produzione dal 1969 ad oggi , eccezion fatta per “ Beat “e “ Three of a perfect pair “ . Allungato nella durata e più rodato rispetto a quello del 2015, lo show è stato uno dei migliori visti quest’anno nel nostro paese, con l’unica sbavatura di un malfunzionamento alla tastiera di Fripp in una delle esibizioni di Torino. A Roma i due concerti dell’ Auditorium Conciliazione sono stati leggermente disturbati sotto l’aspetto acustico , soprattutto per chi si trovava nelle file più vicine alla band e nei sedili più laterali. Sottigliezze comunque rispetto all’impatto emotivo che hanno creato le canzoni tratte da “In the court of the Crimson King“, e da quei brani ancor meno rappresentati dalle varie versioni dei King Crimson come “The Letters“ o “Pictures of a City“ . Ma sono i brani da Lizard, “Cirkus”e “ Dawn Song “a far venire i brividi:  l’album più controverso del gruppo , il più letterario , il meno amato da Fripp che per anni lo ha disconosciuto, il meno facile da rappresentare . Quello della formazione aperta, dei funambolismi jazz di Keith Tippet , del magistrale oboe del compianto Robin Miller, del distaccato Gordon Haskell e di tutto ciò che poteva essere e non è stato. Un regalo speciale che Fripp, ma anche Jakko Jakszyk, oggi cantante e secondo chitarrista della band, prima cultore assoluto del repertorio della band, hanno voluto fare ai fan della fase più sognante della band . Quest’ultimo non sfigura neanche nel repertorio che fu del quartetto Fripp-Wetton-Cross e Bruford , quando la band era una vera e propria War Machine , dando il meglio di sé nei brani Easy Money e Starless . Notevole anche il ruolo di Mel Collins , sia nei brani dove effettivamente partecipò all epoca, “ Cirkus “ e “ Pictures of a City “, sia quando va a sostituire il violino di Cross nel repertorio 1972-74. Nello specifico grande spazio per l’album “Larks’ tongues in aspic“ con una poco riconoscibile “Talking Drum“ , conseguenza appunto della capacità del gruppo di saper reinventare il proprio set. Stessa cosa per ”Indiscipline“, unico brano a rappresentare gli anni ottanta , parentesi new wave oggi portata in giro da Adrian Belew con il suo trio o con il Crimson Projekct visto anche nel nostro paese negli scorsi due anni . Su tutto , gli interventi del trio di batteristi che attraverso interludi o reinterpretazioni ritmiche del repertorio storico , danno l’impronta al nuovo sound Crimson. Menzione doverosa anche per Tony Levin, anima versatile della band e presenza totemica . Di Fripp che dire? E’ tutto nella sua testa e sembrano, per il momento, idee cristalline con il peso delle pietre secolari.

Ugo Coccia

 

 

 

 

 

 

 

 

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