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Fabrizio Bezzini – Roots Flavour

26 aprile 2017 by pdb in Dischi, Recensioni

(Produzione indipendente)
www.fabriziobezzini.blogspot.it

Fabrizio Bezzini, polistrumentista toscano con la old-time music nel cuore, giunge con “Roots Flavour” alla sua seconda (auto)produzione. Convinto assertore del principio per il quale la genuinità della musica non può prescindere da uno stile di vita coerente, ha scelto da anni la non facile via del musicista di strada. Ogni tanto, però, capita che anche i buskers si concedano uno strappo alla regola: Fabrizio si è quindi recato in sala d’incisione con l’obiettivo di registrare un pugno di classici di musica folk anglo-americana da restituire alla memoria collettiva. Di fronte ad un tribunale immaginario, presieduto dalle ombre di Woody Guthrie e Pete Seeger, il chitarrista/banjoista ha giurato di suonare “la verità, nient’altro che la verità”: una voce accompagnata da strumenti rigorosamente acustici, incisa in perfetta solitudine e senza sovraincisione alcuna. “Roots Flavour” consta di 14 tracce, in cui Il banjo fa spesso la parte del leone, come nella iniziale “Black Eyed Susie”, nelle celebri “House Of The Rising Sun” e “Dueling Banjos” (questa con il suo caratteristico botta e risposta) ed in una “Summertime” così minimale eppure convincente da farci dubitare, per un momento, che la versione originale sia stata scritta per orchestra. Alle chitarre sono invece affidate altre prove, come il ragtime di Blind Boy Fuller “Truckin’ My Blues Away”, o il ritmo agrodolce di “Blues When It Rains”. Quale che sia lo strumento, Bezzini non dimentica mai il carattere “politico” del folk che fu, e recupera capisaldi del genere quali “Union Maid”, o “Which Side Are You On”, veri inni militanti del periodo successivo alla Grande Depressione. Roots Flavour è una dichiarazione di onestà e dedizione: è ad esempio il musicista stesso ad ammettere candidamente nelle note di copertina (esse stesse un delizioso racconto folk) di essersi dedicato solo da poco tempo al canto – con buoni risultati, aggiungiamo noi. Non c’è alcuna formula ardita, nessun particolare intento progressivo dietro “Roots Flavour”; ma la sensazione del ritorno a Casa – quel luogo sempre più remoto dove anche la singola vibrazione di una corda muove cose profonde – è molto presente.

Pietro Rubino

 

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