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Neil Young – Homegrown

19 giugno 2020 by Michele Manzotti in Dischi, Recensioni

(Reprise / Warner)
neilyoungarchives.com

L’album tanto atteso è finalmente stato ritrovato e pubblicato dopo 46 anni dalla registrazione. Homegrown doveva uscire nel 1975, ma senza vedere la luce. Ora, grazie anche al lavoro sugli archivi curato personalmente dall’artista, le tracce sono tornate disponibili. Lo stesso Neil Young ha spiegato di aver voluto tenere per sé queste canzoni dopo un storia d’amore finita, ma riconoscendo di aver nascosto brani di grande qualità, forse l’anello giusto di congiunzione con la produzione successiva. Delle dodici tracce nel disco sette sono inedite, mentre cinque hanno fatto parte di altri progetti in vesti differenti. Homegrown fu registrato in analogico tra il 1974 e il 1975, e come ospiti ha due quinti della Band (Levon Helm e Robbie Robertson) oltre a Emmylou Harris alle armonie vocali della conclusiva Star of Betlehem. Gli appassionati del periodo Harvest / On The Beach hanno pane per i loro denti. Innanzitutto per il timbro di voce, poi per brani come Mexico (che può ricordare nella melodia A Man Needs a Maid), Separate Ways, Try. Ma i segnali di evoluzione arrivano presto con l’elettrica Vacancy, e i rumori e la spoken word in Florida. C’è poi una bella ballata country quale Love is a Rose, il blues di We Don’t Smoke It  e le stessa traccia titolo a fare bella mostra della loro qualità. Un disco forse non fondamentale (non troviamo una hit che sarebbe diventata inossidabile), ma utilissimo a riempire un tassello storico e con brani di livello alto come si conviene a un musicista del suo rango.

Michele Manzotti

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