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Olden – Cuore nero

19 ottobre 2021 by pdb in Dischi, Recensioni

(Vrec / Audioglobe)
oldenmusica.com

La pandemia sembra non scalfire la vena creativa di Olden, cantautore umbro, che a distanza di un anno dopo il fortunato “Prima che sia tardi”, torna con un nuovo lavoro altamente ispirato. Il cantautore si presenta con nove tracce robuste. Si parte subito con il ritmo incalzante di “Cuore nero” (“Che in fondo è troppo facile dimenticarsi come respirare, è un gioco facile di polvere e cenere”) sostenuto da un basso distorto, percussioni e tastiere. I suoni si fanno pesanti, quasi noise in “Un figlio solo” (” Ricordati non scrivermi mai , lascia che calpesti il tempo, scegliti un nome nuovo, una città, senti che ti accarezza il vento”) con la voce effettata in primo piano. “Per diventare un fiore” (“Sparirò nel frattempo, ingoiato il mio succo al veleno, riuscirò per lo meno a strapparti via da me, è stato un gelido inverno, è durato fin troppo almeno finalmente lo vedo andare via da me”) è trascinante, con un ritornello bello tirato. Si arriva ad uno dei momenti migliori del disco con “Kaddish” (“Madre è ancora strano ricordarti, niente rimpianti nè paure, rimorsi, debiti, premure Allen rientra presto” mi dicevi, ora sei un fiocco di neve o una pioggia breve che ogni tanto poi diventa nostalgia e allora le sento ancora quelle parole che non vanno via “Signor Ginsberg è un problema di pazzia”) dall’andamento circolare, quasi una giostra salmodiale e ipnotica rivestita di elettronica e con un testo forte. Più delicata “Rinascere altrove” (“Che a volte morire è un dovere se non puoi più respirare e che bruci in un incendio il dolore per rinascere altrove”) con tastiere e sintetizzatori. Quasi desertica la successiva “Ari la donna cigno” (“Sciaugurata figlia di una catena, nata in un avanzo di terra e nessuna fortuna, figlia di una leggenda e di un destino sbagliato legato al collo un veleno che le solleva la testa fino al cielo”) con la voce spesso parlata, che crea forza narrativa. Atmosfere acustiche con chitarre e tastiere per “Oceani ” (“Per una volta ascoltami come si guardano gli oceani troppo grandi, troppo grandi per comprenderli, li puoi vedere ancora, li sai vedere ancora o no?”) una ballad dal sapore battistiano. Si torna a suoni acidi con la ghignante ” Le nostre vigliacche parole mancanti” ( ” Seguiremo i profeti quelli di sventura, i sacerdoti della pace armati fino a denti “) dove la voce di Olden dialoga con quella calda e cupa di Pieraolo Capovilla. Il finale è affidato a “Più veloce di un saluto” ( “Ma tu non vedi quello che vedo io, ho un ultimo colpo da sparare, persino più veloce di un saluto, del mio respiro che è inciampato, io ho fatto quello che ho potuto”) una marcia incalzante e distorta, dove le voci si sovrappongono, lasciando all’ascoltatore un senso di disturbo pienamente riuscito. Un disco curato molto bene, dove niente è lasciato al caso. Olden è più crudo, più sporco, più incisivo, grazie anche all’ottima e trascinante produzione di Flavio Ferri. La poetica è sempre ispirata, i testi interessanti e non scontati, inoltre queste sonorità elettriche valorizzano la voce del cantautore. Ottimo ritorno per Olden dal cuore nero, grondante di rosso.

Marco Sonaglia

 

Tracce

Cuore nero

Un figlio solo

Per diventare un fiore

Kaddish

Rinascere altrove

Ari la donna cigno

Oceani

Le nostre vigliacche parole mancanti (con Pierpaolo Capovilla)

Più veloce di un saluto

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