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Recensioni

Cisco – Canzoni dalla soffitta

20 novembre 2021 by Marco Sonaglia in Dischi, Recensioni

(Cisco produzioni - Edizioni impronta)
 www.ciscovox.it

Trent’anni di carriera non sono pochi, specie per chi in questi anni ha condiviso musica e impegno, stiamo parlando di Cisco che per questa occasione speciale ha deciso di uscire con un ricco doppio disco. Il titolo nasce dalla quarantena, dove Cisco nella sua soffitta teneva compagnia al suo pubblico con delle dirette live. Il disco di inediti si apre con “Baci e abbracci” (” Finirà tutto a baci e abbracci, bicchieri in alto e poi canzoni a pacchi e suoneremo per un mese intero, almeno è uello che spero” ) un leggero ska dai sapori balcanici cantato con Simone Cristicchi e dove si spera in una ripresa festaiola della nostra vita dopo il Covid. Si parla ancora di ripartenza con “Andrà tutto bene” sostenuta da chitarra elettrica e fiati, scritta con Giovanni Rubbiani ( Storico chitarrista dei Modena city ramblers) e che vede la collaborazione di Phil Manzanera e Dan Chiorboli. Ritmi zigani con un bel solo di violino per “La finestra sul cortile” ( “Ah è tutto molto strano, ah è tutto qui sotto controllo”) che descrive bene la sensazione di isolamento provata nel Lockdown. Fisarmonica, chitarra acustica arpeggiata e armonica ricamano ” Vox Dei” ( “E allora presero un po’ di coraggio di ammettere quanto poco fosse saggio di aver scordato il Dio dell’amore di ogni anima segreto motore, così Eros prese la corona e mise al centro la persona”) una ballad mitologica dove Cisco rievoca divinità greche e romane. Ritmi quasi dance che si intrecciano col folk in “Leonard Nimoy” (“Non siamo tatuaggi fatti tutti con lo stesso stencil, ma poesie uniche con rime e frasi in versi, siamo JFK a Dallas anche Aldo Moro a Roma”) il capitan Spock di Star Trek. La canzone è un monito, un messaggio di speranza per le generazioni future. Si ricorda l’amico e scrittore cileno Luis Sepulveda con atmosfere sudamericane in “Lucho” ( “Giorni di grida, di brividi e di spari, giorni crideli di soldati e generali, notti vigliacche di botte e di torture, gente spaurita, notti di torture”) dove svetta la tromba di Simone Copellini. Effetto amarcord perfettamente riuscito con la trascinante ” Riportando tutto a casa” ( “Ho viaggiato in furgone verso la rivoluzione, ho fatto sosta nei bar di quartiere, come un uomo qualunque un poeta un po, cialtrone, come un piccolo Heminghway senza pretese”) che prende il titolo dal primo storico disco dei Modena city ramblers e vede il prezioso contributo al Tin Whistle di Franco D’Aniello. “Il mio posto” (“La mia terra ha la pelle contadina ed impreca urla prega in dialetto, si mette in ghingheri per farsi più carina, ma poi esce la sera con l’elmetto”) è una dedica d’amore a Carpi dal sapore irlandese, grazie anche all’Uillean pipes di Massimo Giuntini. Chitarre acustiche tra arpeggi e slide donano un sapore country a “Cosa lasciamo” (“Mia nonna mi ha lasciato in un baule il testo dell’internazionale, da mio nonno ho ricevuto un orologio d’argento, che ancora continua a funzionare, che funziona e continua a camminare”) con il contibuto del coro “Capitan Fagiano” formato da bambini figli di musicisti e di amici. C’è spazio per ricordare le vittime innocenti dell’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno in ” Per sempre giovani” (“Però il nostro tempo finisce qui, il cielo è caduto di giovedì e non vedremo più il nostro domani, per sempre giovani per sempre uguali”) una toccante ballata accompagnata dalla nuda chitarra. I pezzi finali, sono due omaggi a maestri del rock internazionale come Bruce Springsteen e i Rolling Stones. “Il fantasma di Tom Joad” ( “Dove una divisa picchia un giovane, dove un bimbo riesce solo a piangere, dove c’è battaglia e sangue nelle vie, stringi quelle mani e troverai le mie”) acquista una forza narrativa e politica, grazie anche alla bellissima traduzione italiano del cantautore bolognese Luca Taddia. “Fiori morti ” (” Io sarò qui giù in cantina con una siringa e un cucchiaino e una donna che mi allontana via il dolore”) è la vesione italiana di ” Dead flowers” con un bel suono folk/rock di stampo americano. Il secondo disco è concepito come un live acustico (suonato in solitaria) dove Cisco si diverte a reinterpretare vecchi brani dei Modena City Ramblers come ” La grande famiglia”, ” La legge giusta” ( Su fatti del G8 a vent’anni di distanza), “La strada” e una bellissima e toccante versione per voce e tamburo de “L’unica superstite”. Non mancano ripescaggi dal suo repertorio da ” Bianca” a “Diamanti e carbone”, passando per ” Aquile randagie” e ” Pioggia nera” scritta con Luca Lanzi della Casa del vento per il disco “Novecento”. E vari omaggi: “By this river” di Brian Eno, “La pianura dei sette fratelli” il capolavoro dei Gang che per primi hanno aperto la strada del combat folk in Italia, “Manifesto” della Bandabardò per ricordare l’amato Erriquez Greppi. Chiude il disco l’avvolgente “Ovunque proteggi” di Vinicio Capossela. Cisco ha fatto le cose in grande e in questi due dischi ci trovate tutto il suo universo musicale ed umano, un lavoro in bilico tra una serena nostalgia e una grinta a futura. Canzoni dalla soffitta che spazzano via la polvere, per volare libere.

Marco Sonaglia

 

Tracce

Cd 1

Baci e abbracci

Andrà tutto bene

La finestra sul cortile

Vox Dei

Leonard Nimoy

Lucho

Riportando tutto a casa

Il mio posto

Cosa lasciamo

Per sempre giovani

Il fantasma di Tom Joad

Fiori morti

 

Cd 2

La grande famiglia

La legge giusta

Bianca

By this river

Diamanti e carbone

La pianura dei sette fratelli

L’unica superstite

A quile randagie

Pioggia nera

Manifesto

La strada

Ovunque proteggi

 

 

 

 

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