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Lino Vairetti: “Ecco la nostra napoletanità in musica”

9 dicembre 2016 by pdb in Interviste

Lino Vairetti continua a essere il motore degli Osanna. Il gruppo rock formatosi a Napoli nel 1971, ha inciso dischi divenuti fondamentali per la musica italiana come Palepoli, L’uomo, Milano Calibro Nove. La Napoli rock si accompagna a quella della tradizione rappresentata dalla Nccp (Nuova Compagnia di Canto Popolare) in un tour che ha toccato varie tappe italiane. Incontriamo Vairetti, voce della formazione, poco prima della data fiorentina al Teatro Puccini.

Come è nata questa avventura?

«Grazie a un’idea del nostro manager Rolando D’Angelis che voleva portare in tour due gruppi che rappresentassero la napoletanità. In più c’è la ricorrenza dei 50 anni della Nccp. Ci sarà prima un loro set prevalentemente acustico, poi quello nostro elettrico».

Ci saranno momenti in comune sul palco?

«Al termine faremo sei brani insieme, mezz’ora in tutto. Sarà un esperimento ma può darsi che diventi un progetto discografico insieme».

Negli anni ’70 Osanna e Nccp si frequentavano da un punto di vista artistico?

«I pubblici erano diversi, ma spesso eravamo entrambi nei cartelloni dei Festival de l’Unità. Poi ero molto amico di componenti del gruppo come Eugenio Bennato e Patrizio Trampetti che suonava il rock prima di affrontare la musica popolare. In quel periodo lanciai anche il progetto Città Frontale con alcuni ex Nccp e gli inglesi Amazing Blondel».

Come si presentano attualmente in concerto gli Osanna?

«L’attuale formazione vede me come unico componente storico insieme al batterista Gennaro Barba, che è con me da molti anni, oltre a un gruppo di musicisti più giovani. Presenteremo il nostro nuovo album, Pape Satan Aleppe, ispirato all’Inferno di Dante»

Cosa vuol dire Firenze per lei e per la storia del gruppo?

«Un concerto dedicato interamente a Palepoli che facemmo nel 1973. Recentemente siamo tornati con le Orme per sostituire i New Trolls in una serata al Viper. Ma lo ritengo un fatto occasionale e considero questa occasione come il nostro ritorno autentico».

Michele Manzotti

 

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