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Recensioni

Maurizio Gnola Glielmo – Beggars And Liars

6 gennaio 2022 by pdb in Dischi, Recensioni

(Appaloosa Records/Ird)
www.appaloosarecords.it

Cresciuto accanto a Fabio Treves e diventato per tutti, Gnola, nel lontano 1989 decide di mettersi in proprio e forma la Gnola Blues Band. Senza mai perdere quel carattere bonario, cordiale e disponibile, cammin facendo nella attività artistica è diventato un leader, stimato da musicisti come, Chuck Leavell (ex Allman Brothers Band e tastierista dei Rolling Stones per i concerti, e ospite nel precedente disco), la cantante neroamericana Sandra Hall (hanno fatto un disco insieme), vari artisti italiani fra cui Davide Van De Sfroos di cui è stato il suo chitarrista fisso. Maurizio è un fuoriclasse con le chitarre e con l’uso dello slide, sa rendere, ora corposo, ora melodico, ora fluente il suo stile senza mai mostrare forzate doti autocelebrative, ed è un modello da guardare per l’eloquente comunicatività. Questo nuovo disco dopo sei anni, ha in sé una novità, non è più a nome Gnola Blues Band, come i precedenti, ma è pubblicato con il suo nome, cognome e il familiare soprannome. Il suo ritorno discografico è come a voler esorcizzare il periodo buio che stiamo vivendo, ripartendo con delle certezze: dalla musica suonata, e da quel drappello di musicisti/amici con i quali ha condiviso e condivide tante cose, ad iniziare dagli abituali accompagnatori, il polistrumentista Cesare Nolli, il bassista Paolo Legramandi, il vecchio amico di tante avventure, il tastierista Roger Mugnaini, il batterista Nik Tacconi, ed oltre a loro, ha voluto con, Edward Abbiati (anche alla voce), Gianni Rava e Jimmy Ragazzon (suona anche l’armonica), tornare a scrivere a quattro mani la gran parte dei pezzi. Gnola è si il titolare, ma non è un accentratore, tutto il disco risente di una comunione di intesa e passione che scandiscono degli incroci musicali che sono da sempre la spina dorsale sua e dei suoi amici qui presenti. Gnola non è mai stato un bluesman nel senso stretto del termine, il blues, acustico ed elettrico è sì la sua fonte principale, ma contemporaneamente ha scandagliato con applicazione i suoi dintorni, il soul, il rock’n’roll, il rock, avvicinandosi anche ad una cromatica scala stilistica di artisti bianchi, J.J. Cale, John Hiatt, David Lindley, Dan Penn. Tutto questo lo ritroviamo con encomiabile professionalità nel disco, suonato, registrato, arrangiato benissimo. La prima traccia, Ain’t Got No Place To Go, è condotta da Gnola con il dobro, con Cesare Nolli impegnato con più strumenti, le prossime due sono ancora con un passo elettroacustico, No Way Outta Here, con anche un breve assolo di armonica di Jimmy Ragazzon, e Evil Eye, Gnola, Nolli e Legramandi per un gran bel sferzante blues. Ritornando sul fatto che il disco ha anche una storia comunitaria, ecco che Cesare Nolli diventa il cantante in, Always Been There, con qualche rimando alla Marshall Tucker Band. La prima cover è di John Hiatt, Baby’s Gonna Kick, dove Gnola conferma quanto è bravo a rendere personale pezzi di altri. Si continua in una stuzzicante alternanza di tracce elettroacustiche, Something Is Changing, a quelle elettriche, Judgement Day, alla bella ballata, I Got Hurt, dove Gnola con sempre quella voce calda, profonda, duttile, divide il canto con l’autore del pezzo, Edward Abbiati. Se il blues più eloquente si manifesta in, Stay With Me, la versione di, You Left The Water Running di Dan Penn, gronda di quelle sonorità sudiste. Un valore aggiunto è anche il libretto con i testi.

Silvano Brambilla

 

Tracce

 

Ain’t Got No Place To Go

 

No Way Outta Here

 

Evil Eye

 

Always Been There

 

Baby’s Gonna Kick

 

Something Is Changing

 

Judgement Day

 

I Got Hurt

 

Stay With Me

 

You Left The Water Running

 

 

 

 

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