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Òvera – Dettagli

24 gennaio 2022 by pdb in Dischi, Recensioni

(Il popolo del Blues-Audioglobe)
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Ritorno musicale per gli Òvera a due anni di distanza da “E io dov’ero” che ha segnato l’inizio del nuovo corso della band. “Dettagli” è l’ultima fatica, undici brani scritti da Paolo Ferro (voce e chitarra) per quello che riguarda i testi con le musiche firmate da Stefano Nerozzi (chitarre). Completano la band Andrea Signorini (basso e cori) e Alessandro Pacini (batteria e percussioni). Il disco si apre con “Polvere” (“Cosa resta di me, di noi? Solo polvere, poggiata sulla schiena, sentirsi liberi, non mi cerchi, non ti cerco e resto vivo”) un bell’impatto iniziale dove il connubio di elettronica e arpeggi di chitarra, si impreziosisce della presenza di Paolo Benvegnù nelle seconde voci. Pianoforte e chitarra elettrica si rincorrono in “Se fosse noi” (” E sognare una volta tanto senza dover spiegare e sognare una volta tanto, così solo per volare”) ancora con la bella voce di Benvegnù, questa volta in primo piano, e i cori di Viola Signorini. Sfumature pop in “Qualche traccia di me” (“Ti guardo al mattino, pulita di sonno, arresa, ancora nella notte”). “Coriandoli d’argento” ( “E l’autunno sceglie ancora le sue foglie ed il suo vento e le fa danzare insieme ai suoi coriandoli d’argento”) ha un’atmosfera più rarefatta e avvolgente grazie anche al violoncello di Federica Finardi Goldberg. Malinconica con il suo arpeggio robusto è la successiva ” Tra vent’anni” ( “Come sarà buffo dare un senso anziano a quegli sciocchi giochi regalati alla storia”) che si colora di jazz con il flicorno di Pasquale Scalzi. “Dal vetro vedo il mare (” Spiagge gelate e sui cuscini il sogno di una notte ancora tiepida, mani fredde e lana e la mattina grigia che si cioglie nelle luci bianche”) parte cullata dalle onde, per poi incalzare con le venature progressive del minimoog di Gabriele Gai. Violoncello e chitarra elettrica tratteggiano bene “Le parole della notte” (“Ed io nudo, sul letto rovente che cerco di piangere spremendo i ricordi, nemmeno una lacrima”). “L’uomo normale” (” è lui l’uomo normale che va avanti tra musi lunghi ed orologi spenti, per covo ha stanze asettiche”) ha una linea melodica interessante, che viene sottolineata da una batteria ben calzata. “Ignoto mare” ( “Strana è la risacca del tuo apparire, fradicia ed arida ad alternare”) gioca parecchio con l’effettistica sulle chitarre e sulla voce, per poi lasciare lo spazio a una bella coda strumentale al flicorno. “Nonostante me” (“Ma colgo lo sguardo ferito e lo curo e non guarisco io, ma rido mentendo, bruci spenta nell’incerto e io brucio ancora di te”) trova forza in un ritornello efficace e da una chitarra calda nel finale. Chiude il disco “Dettagli” (“Lo specchio ci riflette come soli più grandi di episodici animali, più ciechi di qualcosa di già visto, immobili al rincorrere dei vuoti con chi si è perso, come chi si è perso”) un’ottima ballad in un clima sognante sempre con il violoncello e la chitarra in risalto. Un lavoro ben strutturato con un gruppo che punta tutto sul proprio sound, fatto da arrangiamenti suggestivi che vestono di giusti colori i testi sempre interessanti e a tratti poetici. Un disco che si deve assaporare lentamente, per scoprire con attenzione tutti i dettagli di questo mosaico sonoro.

Marco Sonaglia

 

Tracce

Polvere

Se fossi noi

Qualche traccia di me

Coriandoli d’argento

Tra vent’anni

Dal vetro vedo il mare

Le parole della notte

L’uomo normale

Ignoto mar

Nonostante me

Dettagli

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