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Recensioni

Silvia Conti – Ho un piano B

9 febbraio 2024 by Marco Sonaglia in Dischi, Recensioni

Radici Music Records
www.facebook.com/lasilviaconti
www.radicimusicrecords.it

A sette anni dal precedente “A piedi nudi (psichedeliche ipnotiche nudità)”, torna la cantautrice toscana Silvia Conti. Il nuovo lavoro, dal titolo “Ho un piano B” contiene nove tracce, con gli arrangiamenti e la direzione artistica di Bob Mangione (chitarre acustiche, elettriche, 12 corde, armonica, basso, rhodes, cori), registrazione e mix di Gianfilippo Boni (sinth e cori). Hanno suonato anche Lorenzo Forti (basso), Fabrizio Morganti (batteria), Lele Fontana (hammond, rhodes, pianoforte, melodica), Francesco Fry Moneti (violino), Gennaro Scarpato (percussioni varie), Tiziano Mazzoni, Matteo Urru e Francesco Frank Cusumano (chitarre). “Lucciola” (“E come tutte le lucciole, offro luce in briciole, suggestioni in pillole, per le menti più ripide, attraversiamo la notte, bruciando mille sigarette, siamo cenere di stelle, siamo tutte sorelle”)  che apre il disco, è un funky corposo scandito da basso, batteria e chitarra elettrica, che sfocia  in un coro etnico e tribale,  “Moltitudini” (“C’è uno scudo dentro la mia testa, una vertigine che blocca l’anima, un finestrino sulla solitudine, un marciapiede contro l’inquietudine, una partita a scacchi coi coriandoli, caleidoscopica immaginazione, un controllore nello stomaco e un orologio puntato contro il cuore”) si divide tra momenti acustici con l’armonica a bocca ed esplosioni elettriche. Serrata, con un tappeto di hammond e dal sapore anni settanta è “L’Uomo Della Montagna” (“Più in là dell’esperienza, dopo ogni speranza, dentro ogni coscienza, oltre la vanità, dietro il buio e oltre la realtà”), un arpeggio di chitarra acustica sostiene “Farfalla” (“Ridono di me ma non sanno che ho piantato i chiodi tutto intorno al mio giardino, perché avrò il culo grosso si, ma il mio sguardo è fino. E io io io che ho il cuore urgente e la citazione facile, resto qui ad aspettare, diventerò farfalla”) che nel ritornello esplode di acido con violino, rhodes, synth e la bellissima citazione da “Giovanni telegrafista” di Enzo Jannacci. C’è il ricordo commosso per Enriquez della Bandabardo’ con l’incisiva “Il Filo D’Argento” (“Stringo tra le dita un anello di fango, un coltello sul fianco del santo e un vascello che salperà. Ho mille chiodi, un martello e una rabbia feroce e una ferita nel letto che sangue non dà”) e “Van Gogh” (“E io da questa stanza quasi più non mi muovo, mentre sul campo di grano i corvi si alzano in volo e ogni minuto che passa sono sempre più solo, in questa misera stanza di manicomio”), un brano scritto da Gianfilippo Boni e riproposto con un arrangiamento che unisce un coro dal sapore folk ad una chitarra elettrica clashiana alla “London calling”. Oscura, con un bell’intreccio di chitarre è la successiva “Settembre” (“Invece di resistere con forza ai cambiamenti, invece di lasciare che succeda, invece di esprimere gli istinti più accoglienti, invece di cacciare la tua preda, guarda quello che hai, guardalo vicino, è questo che lascerai”), un frammento di “Fischia il vento” apre “Inverno 1944″ (“Spento io non posso restarmene spento, nell’attesa del volto di un santo, con la vita che mi esplode dentro e con l’anima s metà, via anche senza più niente ma via, da quest’umido odore di morte, dai miei sensi di colpa distorti, voglio solo la mia libertà”), brano dedicato al padre Silvano (recuperate il bel libro “Gli anni sprecati” per conoscere bene la sua storia) con  un ritmo di marcia in odore di Weill e Brecht. Giusto per ribadire sempre da quale parte stare, il disco si chiude con “Bella Ciao”, in una versione flamenco e collettiva (le voci sono di Cristina Banchi, Mani Naimi, Marilena Catapano, Marco Cantini, Bon Mangione e Gianfilippo Boni). Troverete poi una curiosa ghost track, ma non rovino la sorpresa. Silvia Conti ci dona un disco lucido, che colpisce al cuore con la sua voce ruvida, graffiante, con una scrittura incisiva e gli arrangiamenti calzanti che rispecchiano i suoi mondi musicali. Come una nuova sacerdotessa del rock (non a caso la copertina è un voluto omaggio ad “Horses” di Patti Smith) ci canta di vita vissuta, di resistenza, di ricordi, di ferite, di attualità. Se questo è il piano B, non è andata poi così male.

Marco Sonaglia

 

Tracklist

 

Lucciola

Moltitudini

L’Uomo Della Montagna

Farfalla

Il Filo D’Argento

Van Gogh

Settembre

Inverno 1944 (Mackatica)

Bella Ciao

 

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